Elementi in rilievo

Un Istituto Immaginale sull'Archetipo dell'Infanzia per le difficoltà dei bambini di oggi

In questo periodo di pandemia l'autrice della ricerca scientifico-artistica I sogni dei bambini del mondo, Dott.ssa Tiziana Dollorenzo Solari, si fermata fisicamente in Italia e la incontriamo per chiederle come ha vissuto l'ultimo anno con l'emerge

In questo periodo di pandemia l'autrice della ricerca scientifico-artistica I sogni dei bambini del mondo, Dott.ssa Tiziana Dollorenzo Solari, si fermata fisicamente in Italia e la incontriamo per chiederle come ha vissuto l'ultimo anno con l'emergenza sanitaria Covid-19 e scoprire i suoi movimenti dedicati ai bambini.

- Dott.ssa perché dopo circa 20 anni di studi applicativi sull'antropologia del respiro e disturbi psicosomatici degli studenti universitari delle diverse facoltà (Università di Lecce), ha aperto nel 2006 la ricerca internazionale "I sogni dei bambini del mondo"?

Questa domanda solleva il racconto di una storia complessa, perché mi collega alle passioni di una vita, all'impostazione dei miei studi interdisciplinari sul diritto a vivere il percorso formativo nella maniera più libera e serena. Infatti, nei lunghi anni in cui ho aiutato gli studenti a coinvolgersi, attraverso un pensiero autonomo, alle proprie scelte universitarie ho svelato, insieme a loro, l'importanza di sintonizzarsi con il proprio respiro e schema corporeo per rendere l'apprendimento, la memoria e la concentrazione quanto più attivi e creativi possibile durante il percorso di studi.

Ma purtroppo, più di 15 anni fa, ho notato dei disturbi che alteravano sia la percezione del proprio corpo, sia la voglia di studiare; si abbassava l'ispirazione e la prospettiva di un lavoro che potesse dare onore ai propri sforzi durante l'università. Per spostare l'osservazione sui bambini e rintracciare le cause che si insinuavano nell'età dello sviluppo ho dovuto sospendere il mio incarico di ricerca e costituire una nuova struttura di indagine fuori dalle istituzioni universitarie e scolastiche; l'intento è stato occuparsi dei bambini 'fuori' dalla scuola. Ho sempre incontrato l'infanzia delle diverse tradizioni e culture, attraverso gli IIC Ambasciate Italiane all'estero, ospedali, musei, per una manifestazione quanto più autentica e non condizionata da orientamento didattico.

- Quale strumento ha utilizzato per incontrare l'infanzia e perché il titolo "I sogni dei bambini del mondo"?

Ho utilizzato un telo bianco come piattaforma per predisporre l'incontro con i bambini e invitarli, attraverso gessetti colorati, alla libera espressione; cioè a tracciare un disegno in compagnia di sé stessi e nella cooperazione tra bambini che non si conoscevano. La mia figura durante le performance itineranti nel mondo era assimilata soltanto attraverso un filo muto che lasciava rispetto di distanza tra adulto e bambini. In questa atmosfera ho raccolto, in più di 10 anni, 4000 disegni; questi sono in un archivio fotografico, mentre i 20 teli performativi sono stati donati a centri d'eccellenza nel campo delle scienze e delle arti (Accademia di Belle Arti di Venezia, Ospedale Salpêtrière-Parigi, Salk Institute-California, City of Cape Town-Sud Africa, Rua Reidh Ligthhouse-Scozia, etc.), costruendo una mappa internazionale di custodi del materiale di ricerca.

- Dopo tanti studi comparati tra disegno e psichismo del respiro quali considerazioni ci può raccontare, che siano utili per i bambini di oggi in un momento di grande difficoltà a causa della pandemia e della sospensione della scuola?

La fruizione di tantissimi disegni è stata assimilata attraverso una lente archetipica; una lente collegata a tutti i miei studi sull'inconscio collettivo, sullo psichismo del respiro e segni d'arte. L'individuazione più stabile è aver visto nei disegni un velo comune, profondo, l'"archetipo dell'infanzia" che non è interpretazione dei complessi, come indaga la psicologia, ma un'attività che dà spazio al segno di un bambino come possibilità di rispecchiamento per un ricordo di umanità. L'archetipo dell'infanzia non appartiene soltanto all'età evolutiva ma ad ogni età e archiviare i disegni significa curare una della manifestazioni dell'uomo più autentiche; è come tracciare in una 'caverna' moderna, immaginale-antropologica, le tracce generazionali. L'amplificazione di un segno rigoverna i codici adulti per un'attenzione sociale.

Questo tema è affrontato e descritto nella pubblicazione Vento di primavera nelle città del futuro; modalità di rigenerazioni urbane a partire dai bambini. Riguardo all'ultimo anno di pandemia che abbiamo vissuto, ho riaperto una sezione della ricerca, Emergenza sogni dei bambini, che avevo avviato nel 2009 occupandomi, in collaborazione con l’Ordine dei Medici de L’Aquila, dei traumi dei bambini residenti nelle tendopoli dopo il terremoto. Questa sezione, successivamente, mi ha accompagnato anche verso i bambini malati, ricoverati negli ospedali oncopediatrici, e i bambini abbandonati e violati nell'orfanotrofio di Sarajevo. L'istinto, a Marzo 2020, di collegarmi con le scuole internazionali e le Ambasciate Italiane è stato ben accolto; si è avviata una raccolta digitale dei disegni dei bambini del mondo in pandemia, Il grande libro dei bambini, ancora attiva su Facebook (@isognideibambinidelmondo) e Instagram (@ilgrandelibrodeibambini). Questo è l'attuale rispecchiamento che sto curando per aiutare i bambini oggi.

- Oltre questo difficile lavoro di rispecchiamento organizzato anche sulla pagina Facebook della ricerca attraverso l'esposizione di una galleria permanente di immagini generazionali, come continua ad arricchire l'archivio dei disegni?

Ho pensato alla costituzione in città di 'luoghi a misura di bambino' all'interno di attività sensibili. In questi luoghi dono colori e album per rendere autonomo lo spazio e invitare alla donazione di colori a cura dell'esercizio. Questo per me rappresenta un modo per sentire la responsabilità di adulto e occuparsi realmente della voce che vuole esprimere l'infanzia in ogni luogo.

- Come finanzia questa procedura?

Come ho sempre fatto...Ho speso la mia vita per realizzare un istinto che lega l'economia all'etica, per questo dono colori alle attività invitando i titolari a proseguire il gesto della donazione, e a condividere un protocollo di intesa che accoglie le modalità della ricerca senza mero profitto. Gli adulti possono essere a misura di bambino, e quindi a Km0, perché si basano sull'economia insita allo stato adulto; la ricompensa è la ricchezza inestimabile che lascia nel cuore un bambino.

- Lei allora in un momento di profonda crisi economica mondiale ribalta una preoccupazione. Ci parla dell'adulto rifugio per i bambini, e quindi forse vuole dire che bisogna tornare a sentire la passione per la vita, a non scoraggiarsi, andare avanti, e cioè creare lavoro perché abbiamo la responsabilità delle generazioni future. Quindi la sua posizione quale rimane e quale resterà?

La mia posizione resterà la cura di un Istituto Immaginale sull'Archetipo dell'Infanzia: titolari i bambini! Si nomina Istituto perché identità che contiene un archivio. Rimarrò nell'interdisciplinarità che vuole pensare, creare e riflettere. L'Istituto aprirà degli argomenti che costituiranno il motore itinerante di conoscenza. In questa costituzione sono invitate a collaborare le scienze, dalla medicina all'ingegneria, dalla biologia alla fisica, tutte le scienze che si definiscono scienze; e le arti, dalla musica alla composizione di immagini in pittura, scultura, cinema, teatro e tutte le arti che si considerano arte. L'Istituto immaginale approderà e continuerà ad approdare, come sempre, in tutti quegli Enti pubblici o privati competenti in arte, scienza o cura, dalle Università alle Scuole di ogni ordine e grado, Ospedali, laboratori, industrie, Comuni e in tutti i luoghi che si sentono luoghi di identità; ma approderà anche nei non luoghi. L'Istituto Immaginale sull'Archetipo dell'Infanzia è il luogo del pensiero, è il diritto antropologico del dialogo, dell'appartenenza, è la bellezza della natura, delle origini, dell'infinito, dell'essere polvere; è ricordare il rispetto della Terra come dimora. L'Istituto Immaginale è polvere di sogni, viene perché proviene dall'Archetipo dell'Infanzia, dalla forza fisica del bambino, dalla biologia che vuole affermarsi con psiche, dall'entusiasmo delle domande che non vogliono finire di chiedere, viene dal colore del respiro dei bambini, viene dalla tenerezza di sbagliare, di fare errori. Quelle prime immagini che orientano le arti e le scienze diventano l'alba della civiltà.




Ufficio Stampa "I sogni dei bambini del mondo"

Nives Costa

thedreamsofthechildren@gmail.com

 

 

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