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Meno medici più spese

Meno medici più spese. Come cambia la sanità

L'INDAGINE


Meno medici più spese. Come cambia la sanità

 

di Adele Sarno
Dal 2002 al 2007, tra generici e specializzandi, si è passati da 616 a 363 camici bianchi per centomila abitanti. Aumenta la spesa sanitaria pubblica e i soldi usati per le prestazioni sanitarie dei cittadini. Ecco i risultati di una ricerca della Federazione nazionale degli Ordini dei medici

In Italia ci sono meno medici e la spesa sanitaria invece è maggiore. Dal 2002 al 2007, tra generici e specializzandi, si è passati da 616 a 363 camici bianchi per centomila abitanti. A dirlo è un'analisi condotta dal Centro studi della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), che ha preso in esame i dati di diverse fonti: Istat, Indagine sulle forze di lavoro, Eurostat, Public health.

Ma secondo lo stesso studio contemporaneamente aumenta la spesa sanitaria pubblica, cioè crescono i soldi usati per soddisfare il bisogno di salute dei cittadini in termini di prestazioni. Nel 2008 è stata pari a circa 109 miliardi di euro, corrispondente al 6,55% del Pil e a circa 1.800 euro annui per abitante, circa 100 euro in più rispetto al 2007. Nei costi sono inclusi anche servizi amministrativi, interessi passivi, imposte e tasse, premi di assicurazione e contribuzioni diverse.

"La riduzione del numero dei medici - spiega il dottor Gabriele Peperoni, segretario della Fnomceo - è da collegare all'introduzione del numero chiuso nelle facoltà di medicina. Inoltre bisogna considerare che oggi il 28% degli iscritti non arriva alla laurea. A conseguire il titolo di studio sono più le donne, e questo spiega anche la carenza di iscritti alle facoltà di chirurgia e ortopedia". E l'aumento delle spese sanitarie? La tecnologia fa passi da giganti, continua a spiegare l'esperto,  e l'apparecchiatura è sempre più onerosa. "Rinnovare ogni cinque anni i macchinari costa e questi sono gli effetti".

Meno medici nel Nord della penisola
Le regioni del Nord, a eccezione dell'Emilia-Romagna e della Liguria, avevano già nel 2002 una dotazione inferiore a quella media nazionale e nel 2007 presentano valori anche minori di 300. Il Centro, al contrario, parte da dotazioni molto elevate e a tutt'oggi presenta l'offerta maggiore, dovuta soprattutto al contributo del Lazio, con 511,1 medici per centomila abitanti.

Il Centro e il Sud
Numeri significativi si osservano anche in Umbria e Toscana. Infine il Mezzogiorno presenta un'offerta di camici bianchi che si aggira intorno alla media nazionale, ma con valori piuttosto diversi nelle singole regioni. La Basilicata mostra un andamento che si allinea con quello delle regioni settentrionali, con valori contenuti nel 2002 che si riducono sensibilmente nel 2007 attestandosi su 207,3 medici per centomila abitanti. La Sicilia, al contrario, dimostra una certa inerzia rispetto agli orientamenti che prevalgono a livello nazionale e nel 2007 dispone ancora di 425 medici ogni centomila abitanti.

Una media europea per i medici ma non per i costi
Tra i Paesi comunitari il primo posto spetta al Belgio, che ha 401,6 medici ogni centomila abitanti, seguito dall'Austria e dalla Lituania (con valori rispettivamente pari a 374,2 e 371,1). I valori più bassi si registrano in Polonia (219,1) e Romania (222,0). E i costi? Malgrado la spesa sia alta, però, è comunque inferiore rispetto a quella di altri importanti Paesi europei. A fronte dei poco più di 2 mila dollari pro capite in parità di potere d'acquisto spesi in Italia nel 2007 - si legge nel report della Fnomceo - la Francia ne spende 2.844, la Germania 2.758 dollari e il Regno Unito 2.446. Spagna, Paesi Bassi, Grecia e Portogallo hanno livelli di spesa per abitante inferiori a quelli italiani.
Fonte: Repubblica-Sanità (Gennaio 18, 2010)