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Salvare la vita ai colleghi

Un appello di FNOMCeO e IPASVI per salvare la vita ai colleghi

La FNOMCeO e l'IPASVI rivolgono un appello per salvare la vita alle cinque infermiere bulgare e al medico palestinese condannati a morte in Libia perché accusati di aver infettato, con il virus Hiv, 426 bambini nell'ospedale di Bengasi
 


FEDERAZIONE NAZIONALE DEGLI ORDINI FEDERAZIONE NAZIONALE COLLEGI DEI MEDICI CHIRURGHI E DEGLI ODONTOIATRI INFERMIERI PROFESSIONALI, FNOMCEO ASSISTENTI SANITARI, VIGILATRICI D’INFANZIA IPASVI
COMUNICATO STAMPAFNOMCEO E IPASVI RIVOLGONO UN APPELLO ALL’OPINIONE PUBBLICA PER SALVARE LA VITA DEI COLLEGHI
Continua in Libia il calvario delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese. Si è aperto ieri mattina in Libia l’ultimo processo di appello alle cinque infermiere bulgare
e al medico palestinese, accusati di aver infettato, col virus Hiv, 426 bambini dell’ospedale di Bengasi, 52 dei quali sono morti. Il verdetto finale è stato ieri stesso rinviato ed è previsto per il prossimo 11 luglio. Proprio perché, in questi pochi giorni, si faccia tutto il possibile per salvare la vita dei colleghi, gli Organismi di rappresentanza professionale dei
Medici (FNOMCeO) e degli Infermieri (IPASVI) italiani hanno voluto diramare il presente comunicato che segue una lettera inviata, sempre in queste ore e sempre dalle due sigle associate , al ministro degli Esteri, Massimo D’Alema. “Riconoscendo la grande attenzione con cui, onorevole D’Alema, ha sempre seguito questa vicenda – hanno scritto al ministro, Amedeo Bianco, presidente Fnomceo e Annalisa Silvestro, presidente Ipasvi- ci appelliamo al Governo italiano e in particolare a lei, affinché queste giornate vedano mettere in atto tutte le misure possibili perché sia fatta giustizia e sia salvata la vita degli innocenti”. Com’è noto, la vicenda risale al 1999: è da allora che le infermiere e il medico sono detenuti
nelle carceri libiche e, prima dell’appello, già due processi (quello del 2004 e quello del 2006) si sono conclusi con una condanna a morte. Una condanna a morte emessa, secondo numerose fonti autorevoli tra cui anche Amnesty International, senza alcuna garanzia per i diritti degli imputati, che hanno dichiarato di aver confessato perché sottoposti a torture.
La realtà dei fatti, testimoniata da studi scientifici e da esperti internazionali quali Luc Montagner e molti altri interpellati da Science, Lancet e Nature, suffraga invece la loro innocenza e l’infondatezza delle accuse.”Il virus dell’hiv era già presente nell’ospedale prima dell’arrivo dei sei accusati e la contaminazione fu dovuta alle pessime condizioni igieniche e sanitarie. Già nel ’97, infatti furono registrati a Bengasi 207 casi di contaminazione da virus dell’Aids, vicenda che fu messa a tacere”. I risultati di questi studi internazionali- hanno dichiarato FNOMCEO E IPASVI- “sono stati confermati da uno studio successivamente condotto dall’Istituto Superiore di Sanità italiano, in collaborazione con l’Università di Oxford: attraverso i campioni di sangue dei piccoli, cui è stata somministrata in Italia una terapia antiretrovirale, è stato possibile identificare il ceppo virale che li aveva infettati, per stimare la data di introduzione dei virus nella popolazione ospedaliera: anche in questo caso si è evinto che i ceppi di HIV e HCV, isolati nei bambini di Bengasi, erano probabilmente originari dell’Africa equatoriale e preesistenti all’arrivo degli operatori sanitari”.
Mentre la giustizia libica continua quindi il suo corso e si apre uno spiraglio di speranza con le dichiarazioni di un responsabile della Fondazione Gheddafi, che ha chiesto l’anonimato, su una possibile risoluzione venerdì prossimo della vicenda, i Medici e gli Infermieri italiani “certi della competenza, onestà e innocenza dei Colleghi, perorano con tenacia la loro causa di fronte all’opinione pubblica mondiale.
IL PRESIDENTE DELLA FNOMCEO IL PRESIDENTE DELL’IPASVI
Amedeo Bianco Annalisa Silvestro
Con cortese preghiera di pubblicazione
Ufficio Stampa Fnomceo: 0636203299
Ufficio Stampa Ipasvi: 0646200101
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Comunicato del 21.06.07