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Donne e Medicina verso la piena parità

Donne e Medicina, da Caserta i percorsi verso la piena parità

Attenzione alta, partecipazione attiva dalle prime battute fino alla conclusione di un'intera giornata del convegno 'Medicina e Sanità declinate al femminile'.
Le componenti della segreteria scientifica del congresso (Roberta Chersevani (coordinatrice), Antonella Agnello, Patrizia Biancucci, Teresita Mazzei, Lorenza Sassi) hanno visto premiato il loro sforzo, mesi e mesi di lavoro per giungere alla tappa di Caserta con dati, indicazioni su temi e problemi, proposte per delineare i percorsi per l'affermazione della pari dignità tra uomini e donne nella professione medica e odontoiatrica.
Un evento, quello di Caserta, perfettamente riuscito non solo dal punto di vista dei contenuti, ma anche sotto il profilo organizzativo, grazie all'impegno delle donne, della Federazione tutta, del Presidente Amedeo Bianco, dell'impegno dell'Omceo di Caserta, guidato dal Presidente Franco Mascia.
La Reggia, una location di eccellenza.
La suggestiva Reggia di Caserta ha fatto da sfondo alla straordinaria importanza del tema della Sanità declinata al femminile. Roberta Chersevani, nel porgere il saluto e i ringraziamenti al termine della serata, ha sottolineato: "Oggi, qui a Caserta, si è avviato un percorso e il gruppo di lavoro che ha portato a questo risultato continuerà nella sua opera che fino a questo evento ha significato creare una rete di comunicazione tra le donne nella professione e tra le donne e la Federazione". Roberta Chersevani ha anche raccontato come è diventata Presidente dell'Omceo di Gorizia, e, una sfida dopo l'altra, ha aperto uno scenario scarsamente conosciuto della presenza femminile nella professione medica, una presenza che costituisce, per dirla con Amedeo Bianco "una risorsa e non un problema, perché nella Sanità a esser troppe sono le barriere, non le donne. Da Caserta si faranno ancora dei passi in avanti nella direzione tracciata", che poi è quella di "gettare un ponte verso il futuro e non innalzare altri muri", afferma Chersevani, che ha poi fornito il proprio contributo determinante per la stesura del documento finale portato all'attenzione del Consiglio Nazionale della Fnomceo nella giornata di sabato.
I punti forti del documento finale.
Un documento che, partendo dai dati consolidati di un'analisi seria sul rapporto uomo-donna nella professione medica, dati illustrati in sala dal Vice-Presidente della Federazione Maurizio Benato, indica senza tentennamenti quale sarà la tabella di marcia della Federazione per la piena affermazione dei diritti delle donne. Diritti non solo enunciati, ma posti in pratica e resi fruibili da tutte. Punto nevralgico del documento è così evidenziato: "Ne deriva la proposta di un Osservatorio Nazionale Permanente della FNOMCeO, che possa monitorare e analizzare le criticità emergenti nella professione medica e odontoiatrica". La continuità delle azioni da Caserta in poi è così sintetizzata proprio dalle donne coordinate da Roberta Chersevani: "Il gruppo di lavoro, che ha portato alla realizzazione di questo Convegno, auspica la collaborazione di tutti gli Ordini della Federazione, del Consiglio Nazionale e del Comitato Centrale, per raggiungere almeno i seguenti obiettivi:
- impegnarsi nello studio di un sistema organizzativo delle realtà sanitarie che supporti il cambiamento;
- promuovere modifiche legislative e contrattuali che diano il supporto alle donne impegnate all'attività sia di madre che di medico;
- favorire un procedimento culturale all'interno del mondo medico femminile a "partecipare" e prevedere nel contempo un reale impegno dei Consigli provinciali nel promuovere al loro interno una presenza femminile progressivamente crescente, fino ad ottenere un equilibrio di rappresentanza;
- garantire ai cittadini un sistema sanitario che permetta l'inserimento delle donne a tutti i livelli dirigenziali e nei diversi ambiti specialistici, che integri il valore apportato dalle donne, nel mantenimento della sicurezza e della qualità.
Panti: alcune questioni affrontabili nei contratti.
Dai dati che emergono è verosimile che l'incremento progressivo di donne nella professione medica possa nel tempo stabilizzarsi, portando ad un equilibrio sinergico di genere nella professione, nel rispetto dei meriti necessari per raggiungere posizioni di vertice". Come dire che c'è possibilità di impegno da parte di tutte e di tutti al vertice della Federazione per dare concretezza alle proposte di Caserta". D'altra parte, Antonio Panti, uno dei cervelli pensanti della Federazione, in un breve intervento al termine della giornata precedente, aveva parlato chiaro: "Ci sono questioni attinenti alla specificità femminile della professione, problemi da risolvere in sede di contratti, sia per gli ospedalieri, sia per i medici di famiglia, sia per i pediatri, per tutte le donne che lavorano nella Sanità". Nel contratto si potranno avere delle verifiche dell'avanzamento di una nuova stagione dei diritti per le donne nella professione medica.
Benato: dai dati una visione chiara della situazione.
E Benato, nell'esplicare il contenuto delle slides sui dati del fenomeno, aveva in precedenza portato in emersione alcune macroscopiche differenze tra uomo e donna nella professione medica. Intanto quanti sono i medici italiani? 233.205 uomini e 124.205 donne, pertanto le donne sono oggi il 35 per cento del totale della popolazione medica italiana che si attesta su 357.410. Ma nella popolazione totale dell'Italia, pari a 59.131.287 le donne sono il 51 per cento, visto che si attestano su 30.412.846, mentre gli uomini i maschi sono 28.718.441 e pertanto, anche in termini di macrodati, emerge il primo di scostamento. Ragionando in termini di tendenze, appare evidente che questa situazione al momento conferma la prevalenza di genere femminile, se si pensa che tra gli iscritti alle Facoltà di Medicina ci sono 17.183 donne su un totale di 28.077 pari al 61 per cento. Una tendenza, questa, che potrebbe stabilizzarsi verso un nuovo livellamento più paritario negli anni, ma che in ogni caso non esclude che la lunga marcia verso la parità di diritti sia ancora da portare a compimento. Anche perché, a fronte della prevalenza del genere femminile nella professione, è invece preponderante la presenza maschile nel Servizio sanitario nazionale rispetto a quella femminile con un 68% di maschi rispetto al 32% di donne, presenza femminile che si assottiglia ancora di più se si dà uno sguardo alle posizioni di vertice nelle Università, nelle Aziende ospedaliere e nelle Aziende sanitarie locali, ai vertici degli Ordini.
Condizioni analoghe si verificano anche in altri paesi europei, come ha evidenziato nella lettura magistrale la professoressa Jane Dacre, secondo la quale i dati inglesi non si discostano da quelli italiani. D'altra parte anche i Servizi sanitari sono simili, da quando, con la legge 833 del '78, è stato istituito in Italia il SSN, i cui principi sono mutuati dal sistema inglese e rimodultati a misura dell'Italia. Il quadro di riferimento europeo esiste e occorre fare a esso riferimento, essendoci direttive comunitarie specifiche in questa materia, come ha sottolineato Pia Elda Locatelli, che nell'UE fa parte della Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere.
Tavola rotonda con Carmen Lasorella: le donne in primo piano.
Questa presenza minoritaria delle donne ai vertici delle carriere ha avuto la sua sottolineatura, tra gli altri temi, nella tavola rotonda "La mutazione di genere nella sanità: quali scenari, quali azioni e quali strumenti propongono le donne", coordinata da Carmen Lasorella. Pensiero di un direttore generale donna della Asl 1 di Imperia: "Occorre cominciare ad aiutarci tra donne, che compiono esperienza positive ai vertici delle Asl, pur se in proporzione minoritaria. Ma la questione non è le 'quote rosa', quanto pensare a una riserva di posti". Maria Paola Landini, dal 2001 Preside della Facoltà di Medicina a Bologna ha spiegato: "In quattro-cinque anni ho svecchiato l'Università che vedeva l'età media dei docenti alta, e ho aumentato la presenza delle ricercatrici, giovani e donne". Anna Rita Frullini dell'Omceo di Pescara ha detto che "le donne possono fornire maggiore attenzione verso la persona, in un momento in cui questo aspetto è fondamentale, anche rispetto all'avanzamento delle tecnologie" e ha proposto l'alternanza di genere nelle posizioni di vertice. Paola Muti, direttore scientifico dell'IFO-Regina Elena di Roma, ripercorrendo la sua esperienza di 14 anni di lavoro negli USA, ha detto che "in Italia è più difficile per una donna conciliare lavoro e famiglia ed è diverso il modo in cui le donne esercitano la managerialità". Secondo Paola Muti, occorre un rafforzamento degli interventi nel sociale, a partire dall'asilo nido che ho intenzione di realizzare al Regina Elena". Camen Lasorella ha più volte posto l'accento sui divari tra il Sud e il Centro Nord del Paese, fenomeno ben chiaro a Lorella Melillo che ha parlato di "disoccupazione intellettuale e femminile massiccia al Sud, ma per superare i divari occorre una rinnovata partecipazione delle donne".
Sì alla meritocrazia no alla precarietà.
S'affaccia il problema della meritocrazia quale altra chiave di volta per superare le differenze di genere nelle parole di Rosanna Franchi della Commissione Odontoiatri dell'Ordine dei Medici di Roma: "Troppo spesso le donne-medico e le odontoiatre si trovano a dover conciliare la professione con impegni familiari che sono sicuramente più gravosi rispetto a quelli degli uomini. Ma nella professione non si può prescindere da un principio di meritocrazia: devono andare avanti e affermarsi i camici bianchi più bravi e meritevoli, indipendentemente se sotto il camice portano pantaloni o gonne". Ci sono poi specifiche tragicità subite dalle donne, come violenze e sopraffazioni, non adeguatamente trattate e curate in ambito medico, come ha denunciato Gabriella Tanturri dell'Omceo di Torino, mentre Mirella Triozzi dell'Omceo di Pescara ha levato un grido contro "la tragedia del lavoro flessibile, che è precario per lunghi anni. Diventa paradossalmente 'stabile' la condizione di precarietà che toglie il futuro alle generazioni che una volta erano giovani e oggi non lo sono più nella loro permanente precarietà. Questo è il problema vero della nostra epoca e le donne medico pagano il prezzo più alto".
Un applauso per la libertà del popolo birmano.
Nel salone della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione della Reggia del Vanvitelli a Caserta, nel continuo incrociarsi di pensieri e parole sulla professione medica declinata al femminile, forte è stata l'emozione quando Camen Lasorella ha fatto cenno alle pessime notizie provenienti dalla Birmania, che la giunta militare sta opprimendo da anni, arrivando anche a mutare il nome in Myanmar. "Lì, in quel Paese così lontano e così vicino a noi, si stanno negando dei diritti con una repressione feroce della rivolta dei monaci buddisti e della popolazione", ha ricordato Carmen Lasorella. Uomini e donne, medici, lavoratori, giornalisti, tutti in piedi in un applauso che si è sentito fino in fondo agli splendidi giardini che circondano la Reggia. Tutti in piedi, uniti in un applauso per la libertà della Birmania e di tutti i popoli oppressi.Attenzione alta, partecipazione attiva dalle prime battute fino alla conclusione di un'intera giornata del convegno 'Medicina e Sanità declinate al femminile'.
Le componenti della segreteria scientifica del congresso (Roberta Chersevani (coordinatrice), Antonella Agnello, Patrizia Biancucci, Teresita Mazzei, Lorenza Sassi) hanno visto premiato il loro sforzo, mesi e mesi di lavoro per giungere alla tappa di Caserta con dati, indicazioni su temi e problemi, proposte per delineare i percorsi per l'affermazione della pari dignità tra uomini e donne nella professione medica e odontoiatrica.
Un evento, quello di Caserta, perfettamente riuscito non solo dal punto di vista dei contenuti, ma anche sotto il profilo organizzativo, grazie all'impegno delle donne, della Federazione tutta, del Presidente Amedeo Bianco, dell'impegno dell'Omceo di Caserta, guidato dal Presidente Franco Mascia.
La Reggia, una location di eccellenza.
La suggestiva Reggia di Caserta ha fatto da sfondo alla straordinaria importanza del tema della Sanità declinata al femminile. Roberta Chersevani, nel porgere il saluto e i ringraziamenti al termine della serata, ha sottolineato: "Oggi, qui a Caserta, si è avviato un percorso e il gruppo di lavoro che ha portato a questo risultato continuerà nella sua opera che fino a questo evento ha significato creare una rete di comunicazione tra le donne nella professione e tra le donne e la Federazione". Roberta Chersevani ha anche raccontato come è diventata Presidente dell'Omceo di Gorizia, e, una sfida dopo l'altra, ha aperto uno scenario scarsamente conosciuto della presenza femminile nella professione medica, una presenza che costituisce, per dirla con Amedeo Bianco "una risorsa e non un problema, perché nella Sanità a esser troppe sono le barriere, non le donne. Da Caserta si faranno ancora dei passi in avanti nella direzione tracciata", che poi è quella di "gettare un ponte verso il futuro e non innalzare altri muri", afferma Chersevani, che ha poi fornito il proprio contributo determinante per la stesura del documento finale portato all'attenzione del Consiglio Nazionale della Fnomceo nella giornata di sabato.
I punti forti del documento finale.
Un documento che, partendo dai dati consolidati di un'analisi seria sul rapporto uomo-donna nella professione medica, dati illustrati in sala dal Vice-Presidente della Federazione Maurizio Benato, indica senza tentennamenti quale sarà la tabella di marcia della Federazione per la piena affermazione dei diritti delle donne. Diritti non solo enunciati, ma posti in pratica e resi fruibili da tutte. Punto nevralgico del documento è così evidenziato: "Ne deriva la proposta di un Osservatorio Nazionale Permanente della FNOMCeO, che possa monitorare e analizzare le criticità emergenti nella professione medica e odontoiatrica". La continuità delle azioni da Caserta in poi è così sintetizzata proprio dalle donne coordinate da Roberta Chersevani: "Il gruppo di lavoro, che ha portato alla realizzazione di questo Convegno, auspica la collaborazione di tutti gli Ordini della Federazione, del Consiglio Nazionale e del Comitato Centrale, per raggiungere almeno i seguenti obiettivi:
- impegnarsi nello studio di un sistema organizzativo delle realtà sanitarie che supporti il cambiamento;
- promuovere modifiche legislative e contrattuali che diano il supporto alle donne impegnate all'attività sia di madre che di medico;
- favorire un procedimento culturale all'interno del mondo medico femminile a "partecipare" e prevedere nel contempo un reale impegno dei Consigli provinciali nel promuovere al loro interno una presenza femminile progressivamente crescente, fino ad ottenere un equilibrio di rappresentanza;
- garantire ai cittadini un sistema sanitario che permetta l'inserimento delle donne a tutti i livelli dirigenziali e nei diversi ambiti specialistici, che integri il valore apportato dalle donne, nel mantenimento della sicurezza e della qualità.
Panti: alcune questioni affrontabili nei contratti.
Dai dati che emergono è verosimile che l'incremento progressivo di donne nella professione medica possa nel tempo stabilizzarsi, portando ad un equilibrio sinergico di genere nella professione, nel rispetto dei meriti necessari per raggiungere posizioni di vertice". Come dire che c'è possibilità di impegno da parte di tutte e di tutti al vertice della Federazione per dare concretezza alle proposte di Caserta". D'altra parte, Antonio Panti, uno dei cervelli pensanti della Federazione, in un breve intervento al termine della giornata precedente, aveva parlato chiaro: "Ci sono questioni attinenti alla specificità femminile della professione, problemi da risolvere in sede di contratti, sia per gli ospedalieri, sia per i medici di famiglia, sia per i pediatri, per tutte le donne che lavorano nella Sanità". Nel contratto si potranno avere delle verifiche dell'avanzamento di una nuova stagione dei diritti per le donne nella professione medica.
Benato: dai dati una visione chiara della situazione.
E Benato, nell'esplicare il contenuto delle slides sui dati del fenomeno, aveva in precedenza portato in emersione alcune macroscopiche differenze tra uomo e donna nella professione medica. Intanto quanti sono i medici italiani? 233.205 uomini e 124.205 donne, pertanto le donne sono oggi il 35 per cento del totale della popolazione medica italiana che si attesta su 357.410. Ma nella popolazione totale dell'Italia, pari a 59.131.287 le donne sono il 51 per cento, visto che si attestano su 30.412.846, mentre gli uomini i maschi sono 28.718.441 e pertanto, anche in termini di macrodati, emerge il primo di scostamento. Ragionando in termini di tendenze, appare evidente che questa situazione al momento conferma la prevalenza di genere femminile, se si pensa che tra gli iscritti alle Facoltà di Medicina ci sono 17.183 donne su un totale di 28.077 pari al 61 per cento. Una tendenza, questa, che potrebbe stabilizzarsi verso un nuovo livellamento più paritario negli anni, ma che in ogni caso non esclude che la lunga marcia verso la parità di diritti sia ancora da portare a compimento. Anche perché, a fronte della prevalenza del genere femminile nella professione, è invece preponderante la presenza maschile nel Servizio sanitario nazionale rispetto a quella femminile con un 68% di maschi rispetto al 32% di donne, presenza femminile che si assottiglia ancora di più se si dà uno sguardo alle posizioni di vertice nelle Università, nelle Aziende ospedaliere e nelle Aziende sanitarie locali, ai vertici degli Ordini.
Condizioni analoghe si verificano anche in altri paesi europei, come ha evidenziato nella lettura magistrale la professoressa Jane Dacre, secondo la quale i dati inglesi non si discostano da quelli italiani. D'altra parte anche i Servizi sanitari sono simili, da quando, con la legge 833 del '78, è stato istituito in Italia il SSN, i cui principi sono mutuati dal sistema inglese e rimodultati a misura dell'Italia. Il quadro di riferimento europeo esiste e occorre fare a esso riferimento, essendoci direttive comunitarie specifiche in questa materia, come ha sottolineato Pia Elda Locatelli, che nell'UE fa parte della Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere.
Tavola rotonda con Carmen Lasorella: le donne in primo piano.
Questa presenza minoritaria delle donne ai vertici delle carriere ha avuto la sua sottolineatura, tra gli altri temi, nella tavola rotonda "La mutazione di genere nella sanità: quali scenari, quali azioni e quali strumenti propongono le donne", coordinata da Carmen Lasorella. Pensiero di un direttore generale donna della Asl 1 di Imperia: "Occorre cominciare ad aiutarci tra donne, che compiono esperienza positive ai vertici delle Asl, pur se in proporzione minoritaria. Ma la questione non è le 'quote rosa', quanto pensare a una riserva di posti". Maria Paola Landini, dal 2001 Preside della Facoltà di Medicina a Bologna ha spiegato: "In quattro-cinque anni ho svecchiato l'Università che vedeva l'età media dei docenti alta, e ho aumentato la presenza delle ricercatrici, giovani e donne". Anna Rita Frullini dell'Omceo di Pescara ha detto che "le donne possono fornire maggiore attenzione verso la persona, in un momento in cui questo aspetto è fondamentale, anche rispetto all'avanzamento delle tecnologie" e ha proposto l'alternanza di genere nelle posizioni di vertice. Paola Muti, direttore scientifico dell'IFO-Regina Elena di Roma, ripercorrendo la sua esperienza di 14 anni di lavoro negli USA, ha detto che "in Italia è più difficile per una donna conciliare lavoro e famiglia ed è diverso il modo in cui le donne esercitano la managerialità". Secondo Paola Muti, occorre un rafforzamento degli interventi nel sociale, a partire dall'asilo nido che ho intenzione di realizzare al Regina Elena". Camen Lasorella ha più volte posto l'accento sui divari tra il Sud e il Centro Nord del Paese, fenomeno ben chiaro a Lorella Melillo che ha parlato di "disoccupazione intellettuale e femminile massiccia al Sud, ma per superare i divari occorre una rinnovata partecipazione delle donne".

Sì alla meritocrazia no alla precarietà.
S'affaccia il problema della meritocrazia quale altra chiave di volta per superare le differenze di genere nelle parole di Rosanna Franchi della Commissione Odontoiatri dell'Ordine dei Medici di Roma: "Troppo spesso le donne-medico e le odontoiatre si trovano a dover conciliare la professione con impegni familiari che sono sicuramente più gravosi rispetto a quelli degli uomini. Ma nella professione non si può prescindere da un principio di meritocrazia: devono andare avanti e affermarsi i camici bianchi più bravi e meritevoli, indipendentemente se sotto il camice portano pantaloni o gonne". Ci sono poi specifiche tragicità subite dalle donne, come violenze e sopraffazioni, non adeguatamente trattate e curate in ambito medico, come ha denunciato Gabriella Tanturri dell'Omceo di Torino, mentre Mirella Triozzi dell'Omceo di Pescara ha levato un grido contro "la tragedia del lavoro flessibile, che è precario per lunghi anni. Diventa paradossalmente 'stabile' la condizione di precarietà che toglie il futuro alle generazioni che una volta erano giovani e oggi non lo sono più nella loro permanente precarietà. Questo è il problema vero della nostra epoca e le donne medico pagano il prezzo più alto".
Un applauso per la libertà del popolo birmano.
Nel salone della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione della Reggia del Vanvitelli a Caserta, nel continuo incrociarsi di pensieri e parole sulla professione medica declinata al femminile, forte è stata l'emozione quando Camen Lasorella ha fatto cenno alle pessime notizie provenienti dalla Birmania, che la giunta militare sta opprimendo da anni, arrivando anche a mutare il nome in Myanmar. "Lì, in quel Paese così lontano e così vicino a noi, si stanno negando dei diritti con una repressione feroce della rivolta dei monaci buddisti e della popolazione", ha ricordato Carmen Lasorella. Uomini e donne, medici, lavoratori, giornalisti, tutti in piedi in un applauso che si è sentito fino in fondo agli splendidi giardini che circondano la Reggia. Tutti in piedi, uniti in un applauso per la libertà della Birmania e di tutti i popoli oppressi.